Nicola Ghezzani

Foto di Nicola Ghezzani

Nicola Ghezzani vive e lavora a Roma. È psicologo, psicoterapeuta, formatore alla psicoterapia e autore di numerosi saggi, articoli, libri. Ha formulato i principi della psicoterapia dialettica. Scrittore da sempre, ha dedicato una parte considerevole del suo lavoro psicologico, terapeutico e di ricerca alle dotazioni psichiche e alla creatività.

Francesco Alberoni

Un nuovo modo di pensare la psicologia

1 maggio 2012

Nel corso del 2012 accade che un giovanotto di cinquantasette anni come me abbia in dono dalla vita novità di grande interesse.

Eccone una.

Francesco Alberoni ed io stiamo dando inizio ad una nuova scuola di psicologia e psicoterapia, fondata su un nuovo paradigma e quindi rivoluzionaria rispetto a quelle esistenti: la psicoanalisi freudiana, kleiniana, junghiana, lacaniana, la psicologia cognitivo-comportamentale etc.

Ritratto di Francesco Alberoni

Ecco l’antefatto. Nel corso del 2009 stavo attraversando un periodo di stanchezza e di demotivazione sia nel lavoro che nella vita privata. Avevo ultimato nel campo della Psicologia la composizione di un complesso sistema teorico, che avevo chiamato Psicologia dialettica. Nella sua sostanza, la Psicologia dialettica afferma che non siamo mai individui isolati costretti a fare i conti con impulsi animali o interessi egoistici chiusi nella roccaforte dell’Io e comunicanti con l’esterno solo in virtù di uno sforzo della volontà. Questa di un Io egoista chiuso nei propri interessi (istintuali o economici) è la semplice registrazione della patologia sociale oggi più diffusa, l’egocentrismo narcisista, non la veritiera descrizione della natura umana. Al livello della natura umana siamo sempre intimamente collegati con gli altri: c’è una Mente Collettiva che determina la gran parte delle nostre scelte – a cominciare dai valori – e c’è una empatia individuale che ci tiene sempre in contatto dinamico con gli altri, immergendoci nel brodo di cottura dei valori e dei sentimenti comuni. Di fatto, noi evolviamo quando personalizziamo i valori sociali e facciamo scelte consapevoli. Nel frangente in cui facciamo queste scelte personali possiamo avere paura, sensi di colpa o provare vergogna e quindi crollare in una qualche forma di sofferenza psicologica. Da qui, da questo scacco dell’evoluzione soggettiva, la genesi di tutte le forme di sofferenza psichica: le psicopatologie.

Sino ad allora avevo indagato l’evoluzione della personalità in rapporto al concetto di “individuazione”: ciascuno di noi è dotato di un vero sé, di un “codice dell'anima”, che preme per una sua realizzazione lungo tutto il corso della vita.

Questa era la mia teoria fino a quel momento. Poi d’un tratto, in quel 2009 così demotivato e spento, ebbi un’illuminazione che diradò il velo di stanchezza da cui ero pervaso. Possibile, mi dissi, che per avviare i necessari cambiamenti nella nostra vita siamo condannati a fare solo sforzi individuali? Che siamo condannati a fare tutto da soli? Come è possibile che siamo così uniti agli altri nella stabilità e non lo siamo anche nel cambiamento?

Capii al volo di aver dimenticato una forza immensa, di cui l’umanità dispone da sempre, per far evolvere le situazioni sia individuali che sociali. Questa forza è l’amore.

Scrissi allora di getto un libro, che intitolai L’amore passionale. Il libro trattava la composizione impulsiva della coppia sulla base di un impulso d’amore – cioè un innamoramento – e traeva dall’analisi dell’innamoramento l’idea che esso fosse alla base anche degli improvvisi processi di unione sociale, come le rivoluzioni, le esplosioni mistiche, l’improvvisa nascita di una nazione.

Fu allora inevitabile imbattermi nei libri di Francesco Alberoni. Le mie ricerche sull’amore e sui processi collettivi mi portavano tutte a lui. Alberoni non faceva parte, nemmeno di striscio, del percorso di formazione di uno psicologo o di uno psicoterapeuta, sicché non l’avevo mai letto prima. Certo leggevo la sua rubrica fissa del lunedì sul Corriere della sera e trovavo i suoi interventi un capolavoro di saggezza e di stile. Ma non avevo mai pensato che potesse contribuire alla mia formazione professionale di psicologo e di psicoterapeuta. Grande allora fu il mio stupore nel constatare che non solo vi contribuiva, ma portava nelle mie teorie un salutare ed emozionante vento di rivoluzione, una vera e propria rottura epistemologica: un nuovo modo di vedere la verità della psiche.

Nei suoi libri, (Movimento e istituzione, Innamoramento e amore, Genesi, Ti amo, Il mistero dell’innamoramento) l’amore non nasce nell’individuo isolato che poi si lega ad un altro per motivi egoistici e per mero interesse personale, ma inizia con la formazione della “coppia” nel processo di innamoramento, ed è nel momento della creazione della coppia mediante fusione che avviene anche il fenomeno dell’individuazione, cioè la distruzione delle vecchie categorie di valore e la nascita di una nuova e più vitale visione del mondo. L’individuazione non è perciò soltanto quel fenomeno di natura individuale sul quale avevo concentrato i miei studi: è innanzitutto un fenomeno sociale e, nella relazione d’amore, è un potente impulso di natura duale, di coppia!

Il momento di disgregazione dei vecchi valori si chiamava, nelle pagine di Alberoni, sovraccarico depressivo e quello di nascita di un nuovo mondo vitale stato nascente. Ne presi atto, lavorai nel mio libro in fieri ad una integrazione delle sue ipotesi con le mie, e quindi, con assoluta onestà intellettuale, citai l’autore che aveva prodotto l’illuminante teoria.

Avuto dall’editore, nel marzo del 2010, il mio libro, L’amore passionale, che a questo punto era in buona parte ispirato alle teorie di Alberoni, decisi di inviargliene una copia. Lo feci per un semplice atto di comunione scientifica. Pensavo che non mi avrebbe risposto o al più che lo avrebbe fatto con un bigliettino o una mail di auguri. Invece, con mia grande sorpresa, mi chiamò al telefono e mi tenne in conversazione per una buona mezz’ora, sia per elogiare il mio lavoro, che per segnalarmi la nostra sostanziale uniformità di idee. Ne fui lusingato e glielo dissi, ma lui, con la spontaneità dello spirito libero e la modestia del ricercatore puro, non badò ai convenevoli e mi chiese solo di continuare a collaborare.

Ci sentimmo innumerevoli volte, ci vedemmo e divenimmo amici, e decidemmo così di intrecciare le nostre ricerche.

A un certo punto, mi chiese di scrivere un libro ed io lo feci. Dopo un anno di studi e riflessioni, venne alla luce il libro Grammatica dell’amore, che è ora in via di pubblicazione con l’editore Marietti (uscirà a settembre-ottobre di quest’anno), una vera e propria sintesi di teoria dei sentimenti e dei processi di legame (libro che fonde la mia Psicologia dialettica con l’ampio e complesso sistema teorico di Alberoni).

Il nostro è ormai un vero e proprio “paradigma”. Vi ricordo che cos’è un paradigma con alcuni esempi. Prima di Copernico tutti pensavano che fossero i pianeti e il sole a ruotare attorno alla terra, nel paradigma copernicano invece sono loro che ruotano attorno al sole. Prima di Keplero si pensava che le orbite dei pianeti fossero dei cerchi, egli ha dimostrato che sono delle ellissi. Prima di Einstein si pensava che la gravità fosse una forza attrattiva, dopo di lui e grazie a lui pensiamo che sia una deformazione dello spazio-tempo.

Ebbene nel paradigma che sta alla base delle teorie psicologiche dominanti – dalla psicoanalisi al cognitivismo, fino alla sociobiologia – le categorie della psiche vengono postulate come individuali e direi anche individualiste, invece nella nostra teoria sono innanzitutto sociali e di conseguenza anche duali, di coppia. Nella nostra teoria i fenomeni avvengono sempre nella mente diffusa, la mente sociale, di cui la coppia rappresenta l’elemento molare più piccolo, e da questa mente diffusa convergono poi verso la mente individuale. In questo senso la mente individuale è coinvolta tanto in processi di stabilizzazione sociale “conformista”, quanto di rigenerazione trasformativa “rivoluzionaria”, sulla base dei valori assimilati dal sistema sociale.

Laddove la persona coinvolta in una trasformazione individuale non riesca a superare i dilemmi e le prove che gli si parano davanti, per via di paure e sensi di colpa o per la semplice mancanza degli strumenti cognitivi e simbolici adeguati (le soluzioni), egli crolla sotto il peso di una regressione valoriale, una vera e propria “dittatura depressiva”, cioè una restaurazione del vecchio ordine contrassegnata dalla nascita di sintomi e sentimenti dolorosi punitivi.

Il sistema teorico così elaborato ha tutte le architravi giuste per essere una Scuola di Psicologia e Psicoterapia su basi sociopsicologiche e sociopatologiche, idonea non solo a capire e gestire i sentimenti e le relazioni (sia di coppia che familiari e sociali) nonché i processi individuali, sociali e affettivi, ma anche l’intero campo dei disturbi della psiche e della società.

Vediamo ora come viene visto l’amore nel vecchio paradigma e partiamo prendendo la definizione che dell’amore dà Umberto Galimberti nella sua Enciclopedia di psicologia: l’amore è un rapporto duale che ha alla sua base uno scambio emotivo di diversa intensità e durata promosso dal bisogno fisiologico della soddisfazione sessuale e dal bisogno psicologico dello scambio affettivo.

L’amore come scambio calcolato e come mutuo soccorso. In questa lapidaria definizione è irreparabilmente perduta l’essenza stessa dell’amore, distrutto ogni carattere distintivo del fenomeno amoroso. Innanzitutto è persa la potenza che da sempre noi tutti individuiamo nel fenomeno dell’innamoramento, il suo imporsi come forza magica e pericolosa – più un’irruzione di energia che uno scambio equilibrato e paritario fra due persone. È persa anche la trascendenza dell’amore, cioè il suo potere di trascinamento contro la stessa volontà personale, cosa che dà al fenomeno dell’innamoramento il carattere inconfondibile di una violenza passionale che oltrepassa la volontà soggettiva e rende irrilevante l’immediato interesse personale. Con la trascendenza, l’amore si rivela più che uno scambio calcolato un dono altruista e felice.

Ma non è tutto: nella pragmatica ed “economica” definizione di Galimberti è persa l’incomparabile creatività sia dell’innamoramento che dell’amore: nella definizione non v’è traccia della capacità dell’amore di modificare gli stati d’animo, le personalità, le identità, le condizioni sociali degli innamorati e degli amanti, cosa che fa dell’amore più una rivoluzione che una conservazione. È perso l’impulso distruttivo del vecchio mondo e creativo di nuove realtà, perso lo spirito trasformativo, rivoluzionario. Galimberti descrive una “scena di matrimonio” di una relazione ventennale, comoda e annoiata, e ne fa il prototipo dell’amore.

La caratterizzazione dell’amore che egli adotta non varia granché da altre definizioni più quotate e diffuse. Per esempio quelle psicoanalitiche.

La psicoanalisi freudiana è una teorizzazione sull’uomo in buona parte ricavata da questa ideologia. Freud, nelle sue pagine, descrive una natura umana egoista (narcisista e distruttiva) nella quale l’amore è erotismo possessivo (il desiderio di incesto) o voluttà di soffrire (masochismo). Su tutto domina l’immagine della pulsione di morte. Secondo Freud, in preda alla pulsione di morte il bambino odia il genitore del proprio sesso, in una sorta di competizione per la vita, e l’adulto odia l’intero ordine sociale, per i limiti che impone al suo basilare egoismo. Il freudismo è una morale pessimista secondo la quale l’uomo è animato da soli impulsi egoistici – erotici e distruttivi – e l’unico amore “sano” che possa esistere è la rinuncia a essere se stesso in favore di una sottomissione volontaria alle regole sociali.

Nella versione della psicoanalisi elaborata da Melanie Klein, l’istintualità selvaggia che abita l’uomo è un’amorale volontà di potenza che solo la posizione depressiva, cioè il senso di colpa radicale per la propria irrimediabile cattiveria, può arginare.

Secondo Freud l’amore deriva direttamente dalla pulsione sessuale e muore con l’estinzione di essa. Infatti, raggiunta la meta sessuale l’amore potrebbe terminare, se ciò non accade è perché l’individuo, secondo Freud, può fare assegnamento sicuro sul risorgere del bisogno, e questa è la prima ragione per fare un investimento duraturo sull’oggetto sessuale e per amarlo anche negli intervalli di tempo in cui la passione non si manifesta.

L’innamorato è, agli occhi di Freud, è un individuo animato da un solo scopo, del tutto egoistico: scaricare i bisogni sessuali; per farlo adeguatamente egli ha appreso a conservare nel tempo il suo “oggetto sessuale”, a farne un buon uso. Lo ha catturato e reso domestico come l’allevatore ha appreso a imprigionare gli animali per sfruttarli nel tempo. Nient’altro. Sulla scia di Freud gran parte dei teorici della psicoanalisi, uomini e donne, hanno descritto l’amore come una mistificazione soggettiva intesa a coprire un bisogno egoistico primario.

La psicologia comportamentista ha saputo fare anche di peggio. Secondo Miller e Siegel l’amore è una risposta a un segnale di speranza generico, a una diffusa e vaga aspettativa di piacere. L’oggetto d’amore, sia esso una ‘cosa’ o una ‘persona’, è un elemento di rinforzo generalizzato, secondario e positivo. Nel contorto – e francamente brutto – linguaggio tecnico ciò vuol dire che l’amore è una mera spinta egoistica e che l’amato, l’oggetto d’amore, è null’altro che un rinforzo positivo, una sorta di premio per aver agito un comportamento utile.

Che strana musica per far danzare l’amore! Si respira una triste aria di fustigazione e mortificazione e allo stesso tempo di fobia, di paura. Secondo gran parte dei tecnici delle relazioni umane le passioni vanno negate, dimenticate. Soprattutto l’amore.

L’amore fa paura.

Tutto questo finisce col nuovo paradigma che unifica il mondo individuale e quello collettivo, fa un ponte fra psicologia e sociologia, finalmente dà un posto centrale all’amore e consente una nuova psicoterapia delle passioni.

Ah! Devo aggiungere che ora Alberoni sta preparando una nuova collana editoriale con la Casa editrice Sonzogno che si chiamerà La scienza dell’amore. Essa comprenderà tanto opere di saggistica quanto di narrativa e vi verranno pubblicate le opere degli autori della nuova scuola.

Io sarò con lui e presto arriveranno altri collaboratori dall’Italia e da altri paesi del mondo.